IL BAMBINO CHE ERI, L’ADULTO CHE SEI

Che ci piaccia o no, siamo allo stesso tempo sia il Bambino che eravamo, che vive nell’atmosfera emotiva del passato, sia l’Adulto che tenta di dimenticare il passato e di vivere solo il proprio presente!

Una differenza fondamentale tra l’Adulto e il Bambino è che il bambino ha i genitori che in svariati modi danno loro quell’intimo senso di controllo, di guida, di rassicurazione, di stima, di merito, mentre l’Adulto, che agisce da genitore di se stesso, deve darsi da sé quel senso di guida, di controllo, di rassicurazione e quei rimproveri che i genitori riservano ai loro figli.

Da adulti si è a tutti gli effetti genitori di se stessi!

E in qualità di genitori di se stessi, spesso si tende ad attuare nei propri confronti quelle stesse modalità di comportamento che i genitori hanno imposto nell’infanzia!

Così facendo, trattandoti come hanno fatto i tuoi genitori verranno risvegliate tutte le emozioni, le reazioni, le sensazioni che provava il bambino che sei stato a quel tipo di trattamento!

Man mano che cresci, finisci per prendere a prestito i comportamenti dei tuoi genitori nei tuoi confronti e nei confronti del mondo circostante!
Dico prendere a prestito perché quei comportamenti non sono tuoi, ma dei tuoi genitori!

Molte persone adulte sono inconsapevoli che gran parte dei loro atteggiamenti non sono a se stanti ma una pura e semplice ripetizione di ciò che hanno imparato dai modi di fare dei propri genitori!

Quando inizierai a guardare come estranei quei comportamenti potrai cominciare a crearne di tuoi
ed iniziare ad occuparti di come si sente la tua parte bambina!


A volte capita di dire: “Quello che penso è diverso da quello che provo” Oppure “Come mai i comporto così, quando in realtà vorrei comportarmi diversamente?” Queste sono le classiche domande che affiorano quando la tua parte bambina e la tua parte di adulto di oggi sono in conflitto tra loro.

È all’interno di questo conflitto che vivono il bambino che eravamo e una parte adulta che “imita” l’adulto che un tempo si è preso cura di noi, rivivendo così le stesse emozioni.

Non è facile imparare a riconoscere, rispettare, accettare i sentimenti del bambino che sei stato, come farebbe un buon genitore con suo figlio. Le abitudini sono dure a morire e il modo di trattarti abitualmente, che imiti dai tuoi genitori, non si arrenderà tanto in fretta!

Potrai liberarti di tanta sofferenza se imparerai ad essere per te un genitore affettuoso ma deciso, indulgente verso le emozioni del bambino che sei stato. Puoi anche essere te stesso in un modo più autentico di quanto ti sia mai stato permesso di essere.

Ciò che pensi di te, come valuti i tuoi sentimenti, i tuoi pensieri, le tue azioni è il punto focale della vita che vivi.

Quello che fai e quello che senti è determinato dal modo in cui ti giudichi

E spesso quel giudizio deriva da come hai imparato a trattarti

Molto spesso i sentimenti che provi derivano da sensazioni con continuano dall’infanzia, create da comportamenti adottati dai genitori tanto tempo fa. Ciò deriva dal fatto che durante l’infanzia i comportamenti dei genitori, qualunque essi siano, vengono assimilati e utilizzati quando arriva il momento di autogestirsi.

La vita, come la intendi e come la vivi l’hai appresa.

Se vuoi imparare a conoscere, ascoltare, accogliere il bambino che sei stato, prova a pensare a quegli atteggiamenti che hai subito da bambino e che ti hanno fatto male, non è difficile riconoscerli, visto che fanno ancora male.

Non ti chiedo questo sforzo per colpevolizzare chi si occupava di te ma perché oggi tu da adulto, nel tuo ruolo di genitore di te stesso, non continui ad adottare inconsapevolmente quegli stessi atteggiamenti che ti fanno soffrire!

Per cercare di superare una difficoltà prova a chiederti:
👉🏻Che tipo di genitore sono per me stesso?
👉🏻Mi manco di rispetto?
👉🏻Mi ascolto?
👉🏻Sto cercando di punirmi?
👉🏻Pretendo troppo da me?
👉🏻Mi tratto proprio come mi trattavano mio padre o mia madre nelle stesse situazioni?


Concediti riflessioni!

E se vuoi farlo insieme scrivimi!
Ti aspetto
Sara

Fonte bibliografica:

W. Hugh Missildine, Il Bambino che sei Stato, Erickson, 2008

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