IL PERFEZIONISMO

Per perfezionismo intendiamo l’eccessiva dipendenza della valutazione di sé dall’inseguimento ostinato di standard personali esigenti e auto-imposti in almeno un dominio significativo della propria vita nonostante le conseguenze avverse.

Come riconoscere il tuo perfezionismo: caratteristiche significative

Se sei un perfezionista tendi ad essere metodico, sistematico, puntiglioso e tendi a mostrare attenzione ad ogni minimo dettaglio almeno in un’area della tua vita.

Probabilmente nutri la profonda convinzione del fatto che le grandi imprese si possano compiere solo lottando duramente con grande impegno. Tuttavia, le fatiche che compi per ottenere i risultati desiderati, non producono in te una reale soddisfazione bensì sono spesso accompagnate da una costante svalutazione, dalla lacerante sensazione di chi pensa: “Devo fare meglio”, “Potevo fare di più”.

Spesso ti imponi standard molto elevati di prestazione che sembrano legati non tanto al fatto di riuscire nella prestazione quanto ad evitare un eventuale fallimento, un errore. L’eccessivo timore del fallimento può spingerti ad assumere comportamenti di evitamento che implicano, quindi, un costante stato di allerta e di difesa per evitare ciò che temi.

Il perfezionista sembra avere un sabotatore interno che lo tiene costantemente in agitazione. Questa parte di sé sabotante sembra affermare:

  • “Devi occuparti personalmente anche delle cose marginali”
  • “Sei responsabile non solo del tuo lavoro ma anche di tutti i lavori del tuo ambiente”
  • “Se inizi un lavoro devi assolutamente portarlo a termine”
  • “Quando fai un lavoro devi farlo in modo assolutamente scrupoloso”
  • “Un lavoro al primo passaggio non può mai essere perfetto”
  • “Per avere successo serve disciplina e severità”

Ti risuonano queste frasi nelle orecchie?

Le paure del perfezionista: le superi se fai quello che ti spaventa

Tra tutte, la paura dominante è quella di sbagliare. L’idea di poter commettere errori causa forte disagio e senso di colpa tanto da spingere chi prova questo tipo di emozioni a diventare il carnefice di se stesso con rimproveri, svalutazioni e forti critiche. Si tenderà ad evitare tutte quelle situazioni, tutte quelle esperienze che potrebbero far commettere errori così da mettersi al riparo dalla paura del fallimento.

La paura di sbagliare si accompagna alla paura di uscire dagli schemi noti e conosciuti, che vengono vissuti come fonte di certezza e sicurezza. Il perfezionista è spesso alla ricerca dello schema da seguire così da evitare di incorrere in errori.

La paura di ciò che si è, o la paura del presente. Lo schema mentale del perfezionista vorrebbe costringere la realtà ad accadere in un determinato modo, spesso infatti prova rabbia verso tutto ciò che non accade secondo i suoi piani come se davvero fosse possibile tenere tutto sotto controllo! La realtà di ciò che accade è incontrollabile e ciò fa sentire insicuri, per questo la tendenza al controllo e la volontà di mettere tutto dentro schemi definiti può dare l’illusione di sentirsi più sicuri!

La paura di andare fuori programma come la paura di perdere il controllo sul futuro. Il perfezionista teme le sorprese poiché desidererebbe che tutto si svolgesse secondo un piano ben preciso. La paura di vivere fuori programma fa riferimento alla sua paura di lasciarsi andare, di vivere spontaneamente, di vivere secondo ciò che sente, ciò che è piuttosto che secondo il rigido schema prestabilito utile a tenere lontano i possibili errori!

Le persone tendenti al perfezionismo hanno paura del ridicolo, hanno paura di apparire strani, ridicoli, buffi o ancor più di sentirsi inaccettabili.

Inoltre spesso è presente la paura del buio come timore più profondo del cambiamento, di ciò che non si conosce e non si sa.

Le possibile cause del perfezionismo

Chi tende ad assumere le caratteristiche del perfezionismo spesso segue il ciclo inconsapevole di “buttarsi giù-puntare in alto” che ha appreso da bambino come stile di vita.

I bambini hanno bisogno di sentirsi teneramente accettati e gli sforzi per fare contenti i genitori sono un chiaro segnale della loro naturale ricerca di consenso. Tuttavia alcuni genitori potrebbero negare al bambino l’approvazione finché le sue prestazioni, finché i suoi comportamenti non raggiungono un livello superiore o anche quando il bambino fa qualcosa di buono, di qualsiasi genere, il genitore potrebbe tendere a sminuire dando per scontato gli sforzi, spingendo a fare ancora di più. Così si apprende la teoria dell’impegno senza l’ottenimento del consenso, e quindi l’impegno con il raggiungimento della svalutazione all’impegno stesso: il ciclo del puntare in alto-buttarsi giù.

Infatti uno dei tratti caratteristici del perfezionista è che malgrado i riconoscimenti che riceve nella vita adulta, dimostri solo una minima o addirittura nessuna fiducia in se stesso. Questo proprio a causa dell’aver appreso a sottovalutare gli sforzi che lui stesso compiva. Da piccoli al fine di conquistarsi l’affetto, il calore dei genitori il bambino ne assimila e ne imita i gesti, i modi di fare, facendo proprio il loro punto di vista su di lui e sul mondo ed è con quella visione di se stessi e del mondo che si vivrà da adulti! Si è giunti a credere che il successo non arriverà mai, si è sperimentato il non sentirsi mai all’altezza, il non essere mai abbastanza nonostante l’impegno. Ed è così che da adulti si continuerà a trattare se stessi, si continuerà a pretendere impegno, si continuerà ad alzare l’asticella degli obiettivi raggiungendo solo un’ennesima svalutazione.

Dunque: lottare e sottovalutarsi

Non avendo mai sperimentato una piena soddisfazione di se stesso da bambino, non valuterà positivamente i suoi sforzi neppure da adulto. In qualità di genitore di se stesso disprezzerà i suoi successi e insisterà per fare ancora meglio proprio come ha imparato a fare da piccolo!

Aree di perfezionismo

Molte persone non si rendono conto di come il perfezionismo possa essere presente nella propria vita condizionandola poiché essa è spesso confinata in ambiti specifici.

Spesso l’area in cui si manifesta il perfezionismo è quella in cui già da bambini bisognava soddisfare il perfezionismo del genitore o l’area in cui il genitore stesso, anch’esso perfezionista, mostrava di puntare in alto.

Per esempio alcuni genitori possono aver richiesto l’igiene assoluta e meticolosa, altri invece insistevano sul profitto scolastico, altri ancora sull’educazione, sulle buone maniere, o ancora ad esempio sulle attività sportive.

In genere la sfera in cui da adulti si manifesta più di frequente il perfezionismo è in ambito lavorativo. Il lavoratore perfezionista tenderà ad impegnarsi tantissimo, a prefissarsi grandi obiettivi. In realtà la sua lotta incessante deriva tanto più dalla sua autodenigrazione che dalla suo reale desiderio di raggiungere degli obiettivi per il vero gusto di farlo. L’obiettivo reale sarà quello di superare se stesso nel tentativo di conquistare quel tanto atteso riconoscimento, quell’approvazione che desidera da sempre. Svalutazione e obiettivo ancor più ambizioso, lavoro estenuante, al dettaglio e svalutazione … è così che da adulti continuano il ciclo appreso da bambini: lottare e sottovalutarsi

Il perfezionista può incontrare, inoltre, le maggiori difficoltà nei contatti intimi con gli altri, nei rapporti sociali. Poichè la sua tendenza è la ricerca di ambiti in cui le sue prestazioni siano qualificabili positivamente tenderà a vivere con difficoltà le relazioni, i rapporti intimi in cui mostrarsi libero per ciò che è. Spinto dalla costante autodenigrazione darà più importanza alle prestazioni che ai sentimenti. Non di rado la sua lotta sconfina anche nella sua attività sessuale la quale è spesso vissuta senza un reale contatto e coinvolgimento emotivo; in preda alla svalutazione cercherà di eseguire una prestazione ottimale!

Sulla scia delle prestazioni eseguite al meglio è possibile che il perfezionista consideri anche il matrimonio come una impresa da realizzare e sia convolato a nozze non tanto per un vissuto emotivo quanto per il raggiungimento di un obiettivo relazionale!

Il potere di cambiare atteggiamento verso se stessi

Cosa puoi fare quando hai imparato il ciclo del perfezionismo?

Puoi liberarti di ansie e tensioni, di tanta sofferenza se deciderai di essere per te stesso un genitore affettuoso ma deciso, indulgente. Prova a dialogare con la parte di te che tende all’autosabotaggio, alla critica efferata!

Puoi permetterti di essere più autentico, più libero di quanto non ti sia stato permesso di essere.

1️⃣Puoi riconoscere nella tua vita i momenti in cui prima ti denigri e poi ti dai da fare! Puoi provare a rassicurare quella tua parte riducendo la tensione e la spinta a dover fare con affetto e fermezza!

2️⃣Puoi oggi, pensare ed attuare una modalità tutta tua di considerarti, fissando tu le tue regole, invece di far perdurare l’atteggiamento di non accettazione di te stesso che avevano con te i tuoi genitori

3️⃣Affronta la tendenza ad auto denigrarti anche se questo implica la rinuncia verso quella sensazione di “essere a casa”,di “normalità”supportando un certo smarrimento finché non si sarà consolidato il tuo nuovo atteggiamento verso te stesso

Imparando a sminuirti sempre meno, potrai smettere di lottare!

Imparando a valutarti positivamente

Imparando ad approvarti

Imparando ad accettarti

Imparando che il punto in cui sei è già quello in cui vai bene, è già quello in cui è tutto perfetto così come deve essere, con le imperfezioni di un essere umano amabile ed apprezzabile quanto te!

Questo è il tuo obiettivo più ambizioso, il tuo successo più grande: smettere di spostare l’asticella, smetterla di affannarsi alla ricerca di quel traguardo e godere di ciò che hai ora, ciò che sei oggi, ciò che hai fatto così come è stato fatto!

Lo so non è facile!

Per questo

Se hai bisogno di me

Scrivimi

Ti aspetto

Sara

Fonte bibliografica:

W.Hugh Missildine, (2004). Il bambino che sei stato. Un metodo per la conoscenza di sé. Erickson

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